Giuseppe Romancini, 77 anni, di cui 13 anni in fabbrica, 34 vissuti da dirigente sindacale alla Cgil e 14 come volontario e dirigente all’Auser, nel libro “Tra fabbrica, sindacato e volontariato”, ha deciso di raccontarsi e di raccontare in un libro autobiografico cos’è stata la sua vita.

E’ la sua vita ma è anche la storia di cosa è stata  la mitica “classe operaia” palermitana .

“Palermo deve essere grata alla classe operaia – dice Pippo Romancini – Abbiamo lasciato alla città tanto, non solo lotte di democrazia e libertà. Eravamo troppo poveri per comprare case e ricchi per le case popolari. E ci siamo inventati le cooperative a proprietà indivisa. Migliaia di case a Palermo, da corso Calatafimi a via dei Nebrodi e viale Francia, sono ancora abitate da operai di quei tempi, da figli di operai e dai loro nipoti. Case poi diventate a proprietà singola. Con le lotte abbiamo salvato il Cantiere Navale. E salvammo quelli che nel 1995 divennero i Cantieri della Zisa: appoggiati dal sindacato, dalla sinistra e dall’opinione pubblica, chiedemmo al Comune di acquistare l’area. E i terreni dell’Aeronautica siciliana, nelle ex officine Ducrot, furono risparmiati dalla speculazione edilizia”.

Ieri, alla Cgil Palermo, a presentare c’erano tanti amici e compagni di tutte le sue vite precedenti, nella FIOM, nei Tessili, nello SPI e nell’AUSER e c’era  Elio Sanfilippo, che ha  firmato  la prefazione, il segretario d’organizzazione Cgil Palermo Francesco Piastra, il segretario generale Fiom Cgil Palermo e Sicilia Francesco Foti, la segretaria generale Spi Cgil Sicilia Concetta Balistreri, il presidente Auser Sicilia Giorgio Scirpa e l’ex segretario Cgil nazionale Emilio Miceli.

Un racconto autobiografico, che abbraccia più di un secolo di storia della città, e che Pippo Romancini, ex segretario Filtea, Fiom e Spi, a livello provinciale e regionale, e oggi componente della presidenza di Auser Sicilia, racconta con occhi diversi rispetto a quelli delle famiglie dell’alta borghesia di Palermo e dei lussi della belle époque. Sesto di 9 figli, ricorda le sue origini umili, la lotta giornaliera per il tozzo di pane, i giochi poveri dei bambini a Mondello, dove la famiglia si trasferisce dal rione San Pietro del porto sventrato dalla guerra.

“A Mondello potevo giocare solo dopo cena, perché a partire dai 6 anni – racconta Romancini – sono stato costretto di pomeriggio, dopo la scuola, a lavorare a bottega come barbiere, falegname, gommista, pescivendolo, fabbro e nelle barche a remi per i turisti”.

Negli anni Sessanta, sorelle e fratelli trovano lavoro nelle industrie palermitane, a quel tempo numerose e fiorenti. Pippo Romancini viene assunto l’1 aprile del 1962 all’Aeronautica Sicula, che occupava gli spazi delle ex Officine Ducrot, alla Zisa, dove lavoravano oltre 500 operai: era allora la fabbrica più sindacalizzata e politicizzata della città, visitata a turno da tutti i dirigenti del Pci. Romancini ricorda anche l’incontro con Renato Guttuso. A quei tempi l’Aeronautica non produceva più aeroplani e idrovolanti ma carrozze e carri per le ferrovie.

E’ il periodo del riscatto sociale per la famiglia. Da operaio, Pippo Romancini va a dirigere il sindacato tessile e dell’abbigliamento, che contava centinaia di aziende e migliaia di operaie e operai. C’era La Fenice che produceva camicie extra lusso, la D’Agostino con le sue scarpe costosissime vendute nel miglior negozio dell’epoca, Napoleon, a piazza Politeama. La Facup, che produceva vestiti di alta qualità da uomo, la Sigma di Libero Grassi, per i pigiami. La fabbrica Gulì in via Noce produceva tessuti, messi poi in commercio nei magazzini di via Bandiera.

Quindi il passaggio alla Fiom Cgil, dove Romancini è dirigente per 10 anni. Nel libro l’autore descrive le vertenze con il Cantiere Navale, Breda, Italtel, Keller e le lotte durissime per non fare smantellare l’industria di Palermo. “Le decine di migliaia di lavoratori di queste aziende contribuivano al prodotto interno lordo della città di Palermo per circa il 20 per cento – racconta – La cosa altrettanto importante era la possibilità di trovare lavoro produttivo, di avere presidi diffusi di legalità e una prospettiva di futuro”.

La terza parte del libro è dedicata all’ impegno nel sindacato dei pensionati Spi Cgil. Dal 2010 Romancini opera con l’associazione di volontariato Auser, occupandosi del diritto a un invecchiamento attivo.

In totale, 61 anni di attività e di impegno sociale raccontati attraverso memoria, ricordi, testimonianze, foto e documenti d’epoca.

“Sono vicino agli 80 anni. Con questo libro – dice Romancini – mi sono posto il problema di fare conoscere ai giovani il passato, per cambiare il presente e progettare il futuro. Per il presente e prossimo futuro Palermo non può vivere di solo turismo, servono nuove iniziative produttive, industriali e dell’artigianato. E, in una Sicilia che invecchia velocemente, servono nuove leggi regionali per un nuovo stato sociale che contribuisca al benessere delle persone, all’occupazione e allo sviluppo”.

 

(le foto sono di Gaspare SEMPREVIVO )

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